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Due Borghi dell’Appennino bolognese che devi assolutamente visitare

borghi Appennino bolognese

Sono passati cinque mesi da quando ci siamo trasferiti in Emilia-Romagna e poco alla volta stiamo scoprendo questa regione, dalle mille sfaccettature diverse. In questo articolo vogliamo raccontarvi di due borghi dell’Appennino bolognese che devi assolutamente visitare.

Il borgo di La Scola e quello di Tresana sono entrati nel nostro cuore e nella nostra lista personale dei borghi più belli d’Italia.

Borghi dell’Appennino bolognese

A pochi chilometri da Bologna si trova l’Appennino bolognese,  ideale per escursioni, relax e per scoprire antichi borghi e prodotti tipici di questo territorio.

Mano a mano che ti addentri in questo luogo, la natura prevale sul caos delle grandi città e l’aria si fa più pulita. Potrai trovare infatti numerosi parchi naturali come il Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone, dove vi abbiamo trascorso una piacevole giornata tra passeggiate e picnic sul prato.

Borghi Appennino bolognese
Lago di Suviana

Ti consigliamo di dare un’occhiata al sito “Appennino Bolognese” per prendere spunto sui vari itinerari e luoghi che potrete visitare.

Borgo di La Scola

Borghi Appennino bolognese

Pensiamo che a volte sia il destino a decidere le mete future. É stato così per i due borghi dell’Appennino bolognese, scoperti per caso grazie ai social e messi in due secondi nella lista dei luoghi da visitare.

Il piccolo borgo medievale di La Scola si trova a “due passi” dal famoso castello Rocchetta Mattei. Quindi perché non trascorrere una bella giornata fra tesori architettonici  e antichi villaggi?

Per arrivare all’antico borgo ci siamo affidati all’istinto, poichè la segnaletica non è delle migliori e la strada è a tratti dissestata. Questo però non ha di certo scoraggiato due amanti dei borghi come noi!

Appena parcheggiato la macchina abbiamo sentito della musica provenire dall’ingresso del paese. Era in corso un magnifico concerto di arpe, che ha reso ancora più magica l’atmosfera. Il minuscolo paese di La Scola, risalente al XVI secolo, è uno dei borghi meglio conservati dell’appennino bolognese.

Case di pietra, fiori colorati e un pioppo secolare fanno di questo borgo, che resiste al tempo, un luogo pieno di fascino.

Borgo di Tresana

Sarò di parte ma il borgo di Tresana mi ha completamente rapita. La tranquillità , il sentiero nel bosco per arrivare e le ortensie dalle mille sfumature di colore mi hanno fatto dichiarare amore eterno a questo micro paese.

Borghi Appennino bolognese
Santuario Madonna del Faggio

Tresana è immerso in una cornice verde, composta da faggi e castagni, ed è situato lungo la strada che da Pennola conduce al Santuario della Madonna del Faggio.

La borgata, situata a 930 mt s.l.m, è composta da una manciata di antiche case, costruite con pietra locale e caratterizzate da tetti costituiti interamente da lastre di pietra. Pensa che qui potrai trovare uno dei più grandi tetti dell’Appennino realizzati con questa antica tecnica.

 

Appena entrati nel paese, attraverso il breve sentiero tra i faggi, ti potrai rendere conto del perchè Tresana è stata soprannominata il “Paese delle Ortensie”. Da metà luglio, momento in cui le ortensie fioriscono in tutta la loro bellezza, il borgo si tinge di blu, violetto e rosa. 

Dormire circondati dalle ortensie

Durante questa gita fuori porta, mentre passeggiavamo estasiati in mezzo alle ortensie, abbiamo incontrato la Signora Valeria e suo marito Marco, proprietari della casa vacanze “Le Fole”.

L’antico casale del 1900, di proprietà dei nonni di Valeria, è stato sapientemente ristrutturato, mantenendo intatte le caratteristiche dell’epoca, come l’antico forno per il pane e il pavimento in legno.

Con Simone stavamo notando che ultimamente, durante i nostri viaggi, incontriamo delle persone meravigliose che si rendono subito disponibili a raccontarci qualche aneddoto del loro paese. Come in questa occasione con Valeria e Marco, a cui abbiamo ripromesso di tornare per passare una notte nella natura, in uno dei borghi più belli dell’Appennino bolognese.

Dopo aver letto l’articolo e visto le fotografie, siamo curiosi di sapere quale, fra i due borghi dell’Appennino bolognese, è il tuo preferito!


Non sei ancora stato a visitare Bologna? In questo articolo scoprirai le attrazioni più belle da vivere in giornata

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Ritrovare se stessi a contatto con la Natura: Vitorchiano ed il Parco dei 5 sensi

Vitorchiano

Visto che l’autunno tardava ad arrivare ed il sole continuava a splendere come se fosse estate, ne abbiamo approfittato per trascorrere quest’ultimo weekend estivo rilassandoci a contatto con la natura.

La nostra scelta è ricaduta sul Parco dei 5 Sensi, situato nel comune di Vitorchiano, nel cuore della Tuscia viterbese.

 

Il borgo di Vitorchiano

Appassionati di borghi quali siamo, non potevamo di certo non dedicare alcune ore alla visita di Vitorchiano, posto ai piedi dei Monti Cimini, a pochi chilometri da Celleno e dalla celebre Civita di Bagnoregio.

Il borgo, nominato Bandiera Arancione, possiede un centro storico tra i meglio conservati della Tuscia viterbese. La sua caratteristica principale, ancora oggi ben visibile, è quella di essere arroccato su di una rupe tufacea ed essere cinto da mura merlate, costruite con la pietra locale, il peperino.

Un’altra peculiarità che contraddistingue questo borgo sono i profferli, elementi tipici dell’architettura medievale del luogo, consistenti in scale esterne che portano al pianerottolo di accesso delle abitazioni.

Camminando per le strette vie del centro storico, siamo rimasti affascinati dai vari scorci dove la pietra grigia faceva da contrasto al verde e ai colori dei fiori.

Una signora del posto ci ha consigliato di non perdere la vista che si ha di Vitorchiano, nella sua interezza, dal Belvedere. A circa 1 km dalla porta di accesso al borgo, Porta Romana, in direzione Grotte Santo Stefano, siamo arrivati allo spiazzo del Belvedere dove ad attenderci c’era un Moai. Avete capito bene amici! Proprio a Vitorchiano è situato l’unico Moai al mondo al di fuori dell’isola di Pasqua.

Questo gigante, del peso di 30 tonnellate e alto 10 metri, fu scolpito sul posto negli anni ’90 da una famiglia originaria di Rapa Nui, con l’obiettivo promuovere il restauro delle loro famose statue nell’isola.

 

Barefoot nella faggeta

A pochi minuti di macchina dal centro di Vitorchiano si trova il Parco dei 5 Sensi, un’attrazione estesa all’interno di una faggeta di tre ettari, che permette di entrare in contatto con la natura in maniera originale e divertente.

L’idea di un percorso emozionale nella natura è nata dall’entusiasmo di Thomas ed Enrica, i quali hanno importato dalla Germania il Barefoot Park, ovvero la pratica di camminare a piedi nudi nei boschi.

Il Parco dei 5 sensi è un parco “esperenziale”, come lo definiscono gli stessi proprietari, pensato per il divertimento di tutti, soprattutto per le esigenze e la curiosità dei più piccoli. All’interno del bosco si può scegliere fra varie attività che spaziano dal percorso a piedi scalzi, laboratori per i bambini, fino all’esperienza di dormire dentro una tenda sospesa.

L’attività secondo noi più particolare, e che abbiamo scelto di fare, è il percorso nel bosco a piedi nudi.

La nostra esperienza

Prima di “immergerci” con i piedi nel Bosco, abbiamo prenotato un Original Picnic all’ombra della faggeta, compreso di coperta e di un cestino con panini, bibite e frutta. Dopo questo breve ristoro ed un momento di relax sull’amaca, in compagnia solo dei suoni della natura, ci siamo tolti le scarpe e, insieme a Pietro, l’Artigiano dei Sensi, ci siamo incamminati per i sentieri del bosco.

Durante il percorso sensoriale abbiamo risvegliato i nostri sensi annusando e toccando i “misteriosi” materiali contenuti nelle cassette colorate e camminando a piedi scalzi nelle vasche incontrate durante il sentiero. Non vogliamo svelarvi tutto ma vi diciamo solo che ci siamo divertiti come due bambini a stare con i piedi dentro al fango e a camminare nella torba!

Alla fine di questa passeggiata, della durata di un’ora circa, dopo esserci lavati i piedi sporchi di fango, siamo passati all’ultima attività della giornata, ovvero la preparazione del pane al bastone e la cottura sul braciere. Devo essere sincera, il pane di Simone era molto più buono del mio!

Al termine di questo bellissimo pomeriggio ci siamo sentiti incredibilmente rigenerati. Consigliamo a tutti di venire a passare una giornata diversa, lontana dal caos cittadino, in mezzo a questo Parco naturale che, minimizzando l’impatto sulla faggeta, ha permesso di riqualificarla, rendendola fruibile a tutti.

 

 

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24 ore di Relax nella Maremma Toscana

Cascate del Mulino

Desiderosi di una giornata di relax, abbiamo deciso di fare un “tuffo” nelle Cascate del Mulino a Saturnia, immerse nella bellissima Maremma Toscana.

Le Cascate del Mulino  , dette anche Cascatelle, sono terme sulfuree naturali generate dal torrente termale del Gorrello che, attraverso la cascata, ha scavato la roccia di travertino nel corso dei secoli formando le vasche naturali.

Le Cascatelle sono tra le più belle Terme libere in Toscana dove natura e benessere sono in perfetta armonia; esse sono originate dalle acque sulfuree delle Terme di Saturnia, dove l’acqua sgorga da una sorgente naturale ad una temperatura di 37,5°.

Molti sono i benefici che queste acque hanno sulla pelle, apparato circolatorio, digestivo e respiratorio, senza contare il rilassante massaggio alla schiena con il getto proveniente dalle cascatelle. Da provare assolutamente!

Le terme sono gratuite e aperte 24 ore su 24 tutti i giorni e in tutte le stagioni; sicuramente torneremo quando le temperature inizieranno ad irrigidirsi per goderci al meglio il tepore di queste acque.

La nostra esperienza

Siamo arrivati alle Cascate del Mulino di buon mattino, verso le ore 8.  A quell’ora abbiamo trovato le Terme praticamente vuote e, una volta sistemato le nostre cose, ci siamo subito immersi in acqua ed iniziato a scattare qualche foto. Una nota positiva anche per il parcheggio che si trova adiacente alle Terme ed è completamente gratuito.

Le vasche immediatamente sotto alla cascata hanno una temperatura più alta ma noi abbiamo preferito metterci in fondo, trovando un’angolino perfetto con un getto d’acqua che ci massaggiava la schiena.

Elisa si è accorta subito della presenza nelle acque di una grande quantità di “vermetti” rossi che, dopo una ricerca, abbiamo scoperto essere appartenenti all’ordine dei Ditteri, le comuni mosche per intenderci. Non abbiate timore perché queste larvette non vi faranno alcun male e vi assicuriamo che dopo qualche secondo non ci farete neanche più caso.

Informazioni utili

Il periodo migliore per godere dei benefici delle acque sulfuree è sicuramente l’autunno e la primavera;  inoltre è preferibile, soprattutto in alta stagione, non recarsi alle Cascate del Mulino nel week-end in quanto dalle 10 in poi è molto affollato. Recatevi quindi di buon mattino per godere di un momento di relax unico immersi nel verde, ascoltando solo il rumore dell’acqua che scorre intorno a voi.

Il fondo delle vasche naturali è costituito da sassolini bianchi che possono dar fastidio alla pianta del piede e risultare scivolosi, consigliamo quindi di munirsi di scarpe di gomma antiscivolo.

Le Terme sono dotate di tutti i servizi utili: parcheggio gratuito ed un chiosco, ideale per consumare un pasto veloce, dove potrete usufruire inoltre, al costo di 1 euro, della doccia per levare l’odore di zolfo.

Il piccolo borgo di Montemerano

Dopo esserci rilassati e rigenerati corpo e mente alle Cascate del Mulino, siamo partiti alla volta del borgo di Montemerano, sempre nella Maremma Toscana e facente parte dei Borghi più belli D’Italia.

Montemerano è un borgo medievale situato nel comune di Manciano dove il tempo sembra essersi fermato e la vita scorrere tranquilla.

Passeggiando per i vicoli medievali, attraversando piccole piazzette e balconi pieni di fiori colorati, si arriva alla bellissima Piazza del Castello, rimasta immutata nel corso dei secoli. Per accedere alla Piazza si passa sotto al suggestivo arco dove il panorama che si mostra davanti ai nostri occhi è impagabile. Piazza del Castello è circondata da edifici in pietra perfettamente tenuti e adornati da piante e fiori dai colori vivaci.

Continuando la passeggiata si arriva alla Chiesa di San Giorgio dove è custodita la splendida opera della “Madonna della Gattaiola” risalente al 1400 circa.

Una chicca che ci è stata riferita su Instagram da una nostra amica, è che in questo magnifico borgo potrete gustare una cucina stellata in una location da sogno nel Ristorante Caino.

Itinerario per un week-end in Maremma

Se state pensando di trascorrere un week-end fuori porta dove natura, relax , cultura e buon cibo si intrecciano, la Maremma fa sicuramente al caso vostro!

Qui di seguito potrete consultare la Mappa interattiva con i vari luoghi che, secondo noi, sono imperdibili fra i quali Sovana, Sorano e Pitigliano. Se ve lo foste perso, correte a leggere il nostro articolo dedicato a questi borghi cliccando qui.

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La Scarzuola: la città-teatro nel cuore dell’Umbria

la Scarzuola

Desideravamo da tanto vedere La Scarzuola ma non era mai capitata l’occasione fino a quando un nostro amico di Instagram, Stefano @stefano.acquaviva.1987 (andate a visitare la sua splendida gallery!), non ci ha invitati. Siamo partiti così di buon mattino per l’ Umbria alla volta di Montegabbione con mille aspettative per questo luogo ancora poco conosciuto!

Prima di arrivare

La Scarzuola si trova nella frazione di Montegiove nel comune di Montegabbione, in provincia di Terni. Per arrivare dovrete sporcare un pò la vostra auto percorrendo qualche kilometro di strada sterrata; tranquilli però nulla di preoccupante!

Quella che si presenterà davanti a voi non sarà la “classica” visita guidata che vi immaginate: nessun custode che vi spiegherà diligentemente l’architettura del luogo ma al suo posto vi troverete un’eccentrico proprietario, che vi condurrà in un percorso metaforico di rinascita, per arrivare infine alla piena realizzazione dell’Essere.

Visitare la Scarzuola

Appena arrivati all’entrata ci ha accolto Brian, il custode, che dato il suo accento british, abbiamo scoperto successivamente essere australiano, di Melbourne precisamente. Avendo vissuto in Australia, per un attimo ci siamo sentiti catapultati indietro nel tempo!

Prima di immergerci nella visita della “città”, l’ attuale proprietario, Marco Solari, nipote dell’ architetto Buzzi ci ha narrato la storia di questo luogo tra risate fragorose ed espressioni colorite sulla società odierna.

L’intero complesso dove si sviluppa La Scarzuola fu acquistato dall’architetto Tomaso Buzzi nel 1956, creandovi attorno la sua “città ideale” che, alla morte di quest’ultimo nel 1981, fu completata dall’erede Marco Solari. Dove oggi è posizionato il convento, si crede fu il luogo dove San Francesco d’Assisi realizzò una capanna con una pianta palustre, la Scarza, da cui deriva il nome odierno.

Entrati all’interno del complesso si rimane subito affascinati da questa architettura neo manierista fuori dagli schemi, proprio come il suo possessore.

Ci siamo trovati dentro questa surreale città Buzziana che comprende 7 teatri con all’apice l’Acropoli, costituita da una molteplicità di edifici, monumenti, mostri e scale. Tutte le  costruzioni presenti, di materiale tufaceo, sono una rappresentazione allegorica dei diversi aspetti della psiche, portando lo spettatore ad una maggiore consapevolezza di se stesso.

Questa città-teatro immersa nel cuore dell’Umbria ci ha letteralmente conquistati, insieme al suo irriverente proprietario e vi assicuriamo che non ne rimarrete delusi.

Consigli utili

La visita guidata della  Scarzuola ha una durata di circa 2 ore e bisogna prenotare tramite il numero 0763/837463 oppure inviando una mail a info@lascarzuola.com. Il costo della visita è di € 10.00 .

Link diretto al sito

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Celleno e Civita di Bagnoregio : due magici borghi della Tuscia Viterbese

Civita di Bagnoregio

In occasione della 32° edizione della Sagra Delle Ciliegie, abbiamo approfittato per visitare Celleno, un piccolo borgo laziale situato a metà tra Viterbo ed Orvieto e a pochi passi da Civita di Bagnoregio. In questo sabato fuori porta siamo stati accompagnati da alcuni nostri amici che, incuriositi dai nostri post su Instagram, hanno deciso di seguirci alla scoperta dei luoghi meno conosciuti de “L’Italia che non ti aspetti”.

Celleno: il “Borgo Fantasma”

La prima tappa del nostro percorso è stata la visita al “Borgo Fantasma” di Celleno che però non è stato così facile da raggiungere! Infatti, a causa dei preparativi della Sagra e della 1° edizione di “Motori e Ciliegie”, una manifestazione di moto d’epoca sportive, le strade del borgo erano per lo più chiuse e abbiamo dovuto optare per un sentiero alternativo più naturalistico. Il nostro sabato si è quindi trasformato per un mezz’oretta in un trekking culturale accompagnato da assaggio di ciliegie raccolte direttamente dagli alberi che incontravamo sul nostro cammino (una bontà!).

Borgo Celleno

Giunti finalmente nelle vicinanze del “Borgo fantasma” ci aspettava una ripida salita per poter accedere alle porte dell’antica Celleno e ne abbiamo approfittato per scattare delle foto e riprendere fiato. Entrando ci siamo trovati subito in una piccola ma suggestiva piazza racchiusa dalla chiesa di San Donato ed il suo campanile, un palazzetto restaurato dal maestro Enrico Castellani, ed il Castello Orsini. Proseguendo per il percorso, mentre da un lato si scorgevano le rovine antiche, dall’altro si godeva di un panorama suggestivo composto da natura selvaggia e calanchi, risultanti dall’erosione del terreno.

Civita di Bagnoregio: “La Città che muore”

Scendendo dall’Antica Celleno, continuando a degustare le ciliegie precedentemente raccolte e scattando foto Polaroid, abbiamo raggiunto in auto “La città che muore”, Civita di Bagnoregio, intorno alle ore 20. La luce del tramonto era magnifica, ideale per fotografie dalle ombre morbide e siamo entrati senza dover pagare il ticket, in quanto la biglietteria stava chiudendo.

(Per ulteriori informazioni su orari e costi cliccate qui)

Fa sempre un certo effetto percorrere il lungo ponte di 300 m che regala diversi angoli di osservazione della città che si erge solitaria sull’imponente masso. Nonostante fossimo quasi all’imbrunire, il borgo risultava vivace e festoso: molte le persone ad immortalare le deliziose vie ricamate da fiori coloratissimi e tanti che godevano della bellezza antica del luogo davanti ad un buon aperitivo. Inoltrandoci per le viette siamo andati alla ricerca di quei scorci mozzafiato che solo Civita di Bagnoregio è capace di regalare. Sapevate che è stata aperta nel 2017 la candidatura per entrare nei Beni Patrimonio dell’ Unesco? Sarebbe veramente un grande passo avanti per sensibilizzare l’opinione pubblica, al fine di tutelare un luogo che pian piano sta scomparendo.

Per chiudere il nostro sabato, siamo tornati affamati verso Celleno per immergerci nel cuore della “Sagra delle Ciliegie”. Gustando lo street food dai vari stand situati in Piazza della Repubblica, abbiamo assistito alla sfilata dei carri, tutti ovviamente a tema ciliegia, e ci siamo sentiti subito come catapultati nel Carnevale, soltanto con il tempo mite tipico di Giugno.

E’ stato veramente bello vedere quanto una piccola comunità, rappresentata dagli abitanti di Celleno, siano così fieri ed entusiasti di festeggiare il loro “oro” locale: la ciliegia. Grazie ad essi, abbiamo potuto respirare quella magia e tradizione tipica di paese che sta quasi scomparendo nelle grandi città .